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arte e monumenti

 

SAN GIOVANNI DEGLI EREMITI A PALERMO

Il complesso è uno dei più rilevanti per chi vuole avere una buona idea del c.d. stile arabo-normanno. Va comunque anticipato che, prima dell'edificazione voluta da re Ruggero II (ideata intorno al 1132 e completata prima del 1148), nello stesso luogo era ubicato un più antico edificio di culto che era stato comunque utilizzato/trasformato durante la lunga dominazione islamica. La precedente chiesa cristiana - dedicata al martire Santo Ermete- verosimilmente era stata approntata nell'ambito delle iniziative di San Gregorio Magno del VI secolo. L'impegno per tale edificazione avveniva anche in un momento di particolare splendore della dinastia normanna e ciò anche sul piano strategico (in Africa, nel 1135 veniva infatti conquistata l'isola di Djerba e nel 1148 la città di Mahdia).


veduta della chiesa, foto © Umberto P. 2014

Similmente alle chiese della Trinità di Delia (Castelvetrano) e di San Cataldo, l'edificio in oggetto- di epoca normanna- ha cupole di tipo saraceno. Nel caso di San Giovanni degli Eremiti lo schema architettonico (croce latina, tre absidi ecc) è improntato a rigorosa geometria ed il piccolo campanile è sovrastato da una delle cinque cupole. Sembra che rientrasse nelle intenzioni di Ruggero II di utilizzare il luogo anche per sepolture di personaggi della corte, ma nei fatti non vi furono mai sepolti re o principi.

Il complesso fu restaurato, nell'ambito di un programma di recupero di diversi monumenti siciliani, dall'architetto Giuseppe Patricolo (1834-1905) che per l'occasione fece anche degli scavi evidenziando in sito l'esistenza di ruderi di altri antichi edifici ma pochissimo è rimasto del convento benedettino. Nel corso di tali interventi ottocenteschi fu rinvenuta anche una transenna in gesso (con trafori a giorno del tipo "a stellette " e bordura a caratteri cufici) depositata presso il museo di Palazzo Abatellis ma spesso esposta alla Zisa. Evidentemente tali gessi traforati chiudevano le finestre (sono stati rinvenuti anche modesti residui di vetri). All'epoca il Patricolo e l'archeologo Antonino Salinas confrontarono tale elemento decorativo con quello simile di una nota moschea del Cairo (Ibn-Tulun).

A tali restauri-ed in particolare a quelli del chiostro- collaborò anche il giovane Francesco Valente (1868-1953) futuro famoso soprintendente ai monumenti.


le cupolette ed arcate del chiostro, foto © Umberto P -2014
Il giardino circostante è di tipo mediterraneo

Nella chiesa normanna si stabilirono comunque monaci benedettini (facenti capo a Guglielmo da Vercelli ed all'Ordine di Montevergine) che spesso frequentavano anche la corte reale, il palazzo dei Normanni è infatti poco distante. I monaci ebbero anche il permesso di utilizzare l'acqua del fiume Kemonia (da tempo coperto) ed il mulino Elrylbii. Il bel chiostro fu costruito qualche decennio dopo l'edificazione della chiesa. Ha delle similitudini con quello di Monreale ecc. anche se qui non ci sono tanti decori. Alcuni residui di affreschi non attengono al periodo normanno. Infatti qualche secolo dopo alcuni ambienti del complesso furono affidati ai benedettini di S.Martino delle Scale e poi di Monreale. Un ambiente vicino alla chiesa è correntemente denominato "sala araba".

Nelle immediate vicinanze del complesso esiste la chiesa di San Giorgio in Kemonia che ha altra storia, ma è possibile che i monaci di quest'altra struttura- in passato- abbiano usato qualche spazio del complesso che abbiamo presentato.


il chiostro, foto © Umberto P.-2014

 


interno ad unica navata- foto © Umberto P.-2014


dettaglio degli esterni, foto © Umberto P.-2014

 


pozzo servito da cisterna forse di epoca araba
foto © Umberto P.-2014


altra veduta -foto © Umberto P.-2014

Il citato torrente Kemonia all'epoca sfociava nei pressi dell'antico porto di Palermo (la Cala). Porto all'epoca molto movimentato sia per i traffici commerciali che per le operazioni militari. Il sovrano di San Giovanni degli Eremiti, come sopra accennato, era infatti impegnato (nella zona dell'attuale Tunisia) nell'effimero Regno Normanno d'Africa (Ifriqiya) ma anche altrove. In quello stesso periodo il grande ammiraglio Giorgio d'Antiochia faceva costruire la chiesa di Santa Maria (nota come la Martorana).

 

 

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